
Il conto alla rovescia è iniziato. Dal 1° maggio 2026, salvo proroghe dell’ultimo minuto, terminerà il taglio delle accise sui carburanti voluto dal governo. Questa misura ha finora alleggerito il prezzo alla pompa di circa 24,4 centesimi al litro, ma la sua scomparsa potrebbe portare a rincari immediati. Di conseguenza, la benzina potrebbe sfiorare i 2 euro al litro, mentre il diesel potrebbe superare i 2,30 euro al litro, con un impatto diretto su automobilisti, lavoratori e imprese. Questo scenario riporta al centro un tema già critico negli ultimi anni: il costo della mobilità quotidiana. Oggi i prezzi rimangono relativamente sotto controllo grazie allo sconto fiscale. Secondo le rilevazioni più recenti, la benzina in modalità self service si attesta intorno a 1,736 euro/litro, mentre il diesel viaggia sui 2,062 euro/litro. Questi valori sono ancora in linea con la media europea, sebbene già leggermente superiori in alcuni casi. Tuttavia, senza il taglio delle accise, il salto sarebbe immediato: le imposte influenzano direttamente il prezzo finale e non c’è alcun “effetto gradualità”. Di fatto, il passaggio ai prezzi pieni potrebbe tradursi in un aumento secco di oltre 20 centesimi al litro, visibile già dai primi giorni di maggio. Per chi utilizza l’auto quotidianamente – pendolari, lavoratori autonomi, trasportatori – ciò comporterebbe un concreto incremento della spesa mensile, non una variazione teorica, ma un aggravio di costi ogni pieno. Fare previsioni precise è complesso, poiché il prezzo dei carburanti dipende anche dal mercato internazionale del petrolio. Nelle ultime settimane, si è registrato un leggero calo legato a tensioni geopolitiche e reazioni dei mercati. Tuttavia, anche con il petrolio stabile o in discesa, la fine dello sconto fiscale avrebbe un effetto immediato. Le stime più realistiche indicano che la benzina potrebbe arrivare fino a circa 1,98 euro/litro e il diesel oltre i 2,30 euro/litro. Questi numeri alterano la percezione del costo dell’auto, non solo per chi guida frequentemente, ma anche per chi utilizza il veicolo saltuariamente. Il pieno torna a essere una spesa significativa, non più marginale. Inoltre, il diesel rappresenta un punto critico, essendo il carburante più utilizzato per lavoro – trasporti, logistica, flotte aziendali – e un aumento così significativo si tradurrebbe rapidamente in rincari a cascata su beni e servizi. Con il taglio delle accise attivo, l’Italia si posiziona nella media europea. Tuttavia, senza lo sconto, il contesto cambierebbe drasticamente. Le ultime rilevazioni mostrano che nei Paesi Bassi il diesel è intorno a 2,29 €/l, in Francia circa 2,24 €/l, in Germania circa 2,13 €/l e in Spagna circa 1,80 €/l. Se le accise tornassero a regime pieno, l’Italia rischierebbe di diventare il Paese con il diesel più caro d’Europa. Questo spiega perché il governo stia considerando una possibile proroga. Tuttavia, il problema è economico: il taglio delle accise ha un costo elevato per le casse pubbliche, stimato in circa un miliardo di euro in poco più di un mese. Inoltre, diversi analisti sottolineano che la misura non è perfettamente mirata, tendendo a favorire maggiormente chi consuma di più, quindi le fasce di reddito medio-alte. Come osserva MATARESE AUTOMOBILI, la situazione potrebbe richiedere un attento monitoraggio e valutazioni future.
